venerdì , 15 Novembre 2019

Disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari: le richieste di Rete Imprese Italia al Parlamento

Rete Imprese Italia ha ritenuto opportuno intervenire sulla disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari recentemente modificata dal Decreto Legge 1/2012 (Crescitalia) al fine di superare alcuni aspetti critici che generano condizioni di ingiustificata rigidità e riducono ingiustificatamente l’autonomia contrattuale delle parti, nonché provocano una palese incertezza normativa.
L’intervento è stato svolto nel corso dell’Audizione parlamentare di mercoledì 7 novembre u.s..
Rete Imprese Italia, così come aveva già fatto Fiesa Confesercenti, ha sottolineato che occorre prevedere espressamente che i contenuti essenziali dei contratti in forma scritta possono essere contenuti anche nei documenti di trasporto e di consegna, nelle fatture e negli scambi di comunicazioni e di ordini antecedenti alla consegna dei prodotti, trasmessi anche mediante telefax o posta elettronica e che occorre stabilire che il pagamento del corrispettivo deve essere effettuato entro il termine unico di sessanta giorni di calendario, sopprimendo il termine ridotto di trenta giorni attualmente previsto dalla norma per le merci deteriorabili.
Rete Imprese Italia ha sottolineato che la inderogabilità dei termini di pagamento dovrebbe essere circoscritta ai soli casi di significativo squilibrio contrattuale. L’esistenza di tale squilibrio si configura ogni qual volta il rapporto contrattuale intervenga tra un’impresa fornitrice di piccole dimensioni (secondo la normativa comunitaria) ed un’impresa acquirente di medie e grandi dimensioni. In tutti gli altri casi, essendo carente il presupposto di applicazione della norma, le parti dovrebbero essere libere di gestire in autonomia i rapporti contrattuali, ritenendosi il fattore termine di pagamento come (e solo) uno tra i tanti elementi oggetto di contrattazione.
L’Associazione che raggruppa Confesercenti, Confcommercio, CNA Confartigianato e Casa Artigiani ha ricordato che le piccole imprese del settore agro-alimentare effettuano transazioni commerciali spesso a seguito di ordini verbali, regolarmente e correttamente fatturati secondo le norme fiscali vigenti e che l’introduzione della forma scritta comporta un oggettivo appesantimento burocratico con un conseguente incremento dei relativi costi anche per il rallentamento dell’attività commerciale. L’emendamento propone, perciò, di evitare che le cessioni aventi per oggetto prodotti agro-alimentari di importo inferiore o pari a 2.500 euro debbano essere sottoposte agli stessi obblighi previsti per cessioni di importo maggiore, e quindi più rilevanti sia in termini di quantità che di prezzo.

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